"Noi due come un romanzo" - Seconda parte
Cara Lidia,
Da dove derivano le tue perplessità? dall' improbabilità della trama o dall' insoddisfacente tecnica narrativa?
Come ben sai sono particolarmente irretito dai romanzi in cui i protagonisti si interrogano sul proprio percorso, attraversano fasi più o meno critiche della propria travagliata esistenza, lottano, graffiano, alla fine la spuntano.
Non sarà una casistica molto frequente di relazioni nate sui banchi di scuola, poi sopite per decenni e riaffioranti in età adulta, quando ogni singolo elemento della coppia a suo tempo scoppiata ha nel frattempo intrecciato altri legami e li ha anche sciolti.
A parte la verosomiglianza della storia, ho apprezzato soprattutto uno degli attori non protagonisti, ma fino a un certo punto: il libro. La descrizione della vita quotidiana in libreria, le citazioni di libri famosi, le classificazioni dei diversi romanzi comunque incentrati sull' amore sono tutti elementi che denotano curiosità e amore per i libri da parte della Calvetti, e per noi bibliofili ciò non guasta affatto. Forse non ti convince la scom....accidenti, avevo già scritto qualcosa sul finale, ma poi mi sono riletto la tua mail e meno male che mi ero ricordato bene, non l' hai ancora finito, non me lo sarei mai perdonato di averti rovinato il piacere della sorpresa...
Dal mio osservatorio maschile potrei soffermarmi sui due uomini della storia. Federico, che nonostante studi e formazione prettamente tecnici, rivela un animo romantico e interessi umanistici, dai rapporti complessi prima con la madre, poi con Emma, classica fidanzata da banchi di scuola invisa alla famiglia di lui per casato non consono...e poi il figlio, con cui Emma ha il classico rapporto burrascoso tipico dell' adolescenza, l' amore odio che però nel finale lo porterà a rivestire un ruolo fondamentale per lo sviluppo dell' intreccio.
E poi ho apprezzato l' anomalo rapporto epistolare che lega i due protagonisti, sia per il fatto che nasce proprio in una libreria e proprio attraverso un libro (ma quello scelto avrebbe potuto secondo me essere più significativo) sia per il fatto che pur vivendo in una società contemporanea iper tecnologica affidano i propri sentimenti all' antiquato "carta, penna e calamaio".
Mauro
Caro Mauro,
Credo la mia sia solo invidia. Verso Emma che ha aperto una libreria e che ha avuto successo.
Per Paola Calvetti che ha scritto un romanzo così - della serie: "perchè non ci ho pensato io?" oppure "ma non l'avevano già scritto?!" o, infine, "ma questa è la mia vita!"
Aspettiamo, dunque, che io finisca questa lettura e che possa commentare con più tranquillità un libro che, mal che vada, rimarrà una miniera di citazioni.
A presto, Lidia






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