Fiera del Libro di Torino 2007
di urkalg (12/05/2007)


La Fiera del Libro di Torino è più che mai nel vivo ed io, che ieri ci ho fatto una capatina, giusto per non perdere l’abitudine, vorrei fare qualche considerazione.
La prima cosa che si fa è entrare, dopo aver fatto una fila più o meno lunga e dopo aver acquistato un biglietto.
Cominciamo allora con il fatto che fino a due anni fa gli insegnanti potevano entrare gratuitamente mentre, dal 2006, solo con un biglietto ridotto da 5 euro. Lo sconto è di 3 euro, visto che il prezzo di un ingresso “normale” è di 8 – una cifra accettabile per chi vuole provare l’ebbrezza di immergersi letteralmente nell’universo dei libri e degli autori, più o meno famosi, presenti in Fiera. Oltre a chi ha un accredito come giornalista, espositore, autore o altro, i più fortunati – si fa per dire – fra gli insegnanti, sono quelli che accompagnano una scolaresca: loro sì, entrano ancora senza sborsare un euro (per inciso, l’impressione di mio marito, cui non capita di trovarsi a contatto con una schiera di studenti di scuole di ogni ordine e grado, è stata quella che, dai 13 anni in su, fossero lì per mangiare panini imbottiti e cercare di far colpo sui compagni dell’altro sesso).
Tempi duri, per gli insegnanti, non è vero?!
La considerazione è, naturalmente provocatoria, e porta al fatto che, in fila alla biglietteria, davanti a me ci fosse una signora con un bambino che avrà avuto sé e no cinque anni e che ha dovuto pagare ben 2,50 euro!
Ora, non vorrei fare di ogni erba un fascio e può anche darsi che mi sbagli e il confronto non sia calzante, pur essendo d’obbligo: è possibile che in Francia, solo per fare un esempio, fino ai 18 anni tutti i musei siano gratuiti mentre qui da noi, una famiglia un poco numerosa debba accendere un mutuo per visitare i luoghi d’arte della città dove stanno trascorrendo le vacanze?
E poi prendiamo i prezzi dei libri: ho notato che solo alcune case editrici presenti in Fiera applicano uno sconto sul prezzo di copertina, per la maggior parte dei volumi, invece, il prezzo applicato è quello di copertina.
Non sarebbe un buon incentivo alla lettura, invece, venire incontro ai lettori con uno sconto del 10% ? Ora, io ignoro quanto possa costare affittare un posto in Fiera anche se immagino sia uno sforzo non indifferente, soprattutto per le piccole case editrici. Ma è evidente che se l’economia va al risparmio, la cultura la segue a ruota.
Rispetto a qualche anno fa i gadget - prendete quei simpatici segnalibro che venivano dati in regalo e che facevano la gioia di chi, come me, ne fa collezione - sono molto diminuiti.
Forse che la pubblicità non è più l’anima del commercio? O, piuttosto, la cultura, la lettura, poco dovrebbero avere a che fare con il commercio?
Alla fine, ripensando e rileggendo quello che ho scritto, anche gli scorsi anni, mi rendo conto di aver perso di vista il punto cruciale della faccenda, o per lo meno, di avere una visione romantica della faccenda. Si tratta di una “Fiera” – con la F maiuscola, ma è pur sempre una fiera – cioè, come indicato dalla definizione del dizionario, si tratta di un “convegno di venditori e compratori che ha luogo periodicamente in determinati luoghi”.
E voi da che parte state?!










Ultimi commenti