Le letture di febbraio 2007
Libri letti: Insospettabile di Tanguy Viel Il falco pellegrino di Glenway Wescott Segreta Penelope di Alicia Gimenez-Bartlett Chi ama torna sempre in dietro di Guillaume Musso Il dolce veleno dello scorpione di Bruna Surfistinha L'innocenza di Tracy Chevalier Febbraio, dunque, è stato un mese proficuo per letture e per incontri. Vorrei andare con ordine ma non ci riesco, non mi ricordo. A volte sembra tutto così lontano. Procederò per suggestioni. Di Insospettabile ho incontrato l'autore. Si tratta di un giovane francese cui sono legata perché il suo L'assoluta perfezione del crimine è stato il primo libro che Neri Pozza mi ha inviato per una recensione e lui è stato il primo scrittore che ho intervistato via mail per questa casa editrice, diversi anni fa. Per questo ci tenevo a conoscerlo personalmente. Si ricordava di me, mi ha persino detto che sono stata la prima e unica cui ha rilasciato un'intervista di questo genere. Ho affrontato invece con una certa tensione questa intervista, perché la prima a mo' di conferenza stampa, ed io sono stata assalita dal dubbio che le mie domande non fossero all'altezza della situazione. Poi però tutto si è svolto nel migliore dei modi, anche se mi è rimasto un dubbio: Tanguy ha spiegato di essere stato per un lungo periodo a Roma, a Villa Medici, e lo ha detto come se chiunque dovesse sapere di che cosa si tratta. Che sia un luogo per scrittori in crisi? Doveri verificare, ma me ne dimentico sempre. Comunque Insospettabile possiede le caratteristiche tipiche di questo autore: il luogo di mare in cui è ambientato, una storia dai contorni sfumati, che si conclude in modo ambiguo, lasciando al lettore il compito di scegliere fra le varie possibilità. Ci sono due che si spacciano per fratello e sorella, in realtà stanno insieme. Lei si sposa con un uomo piuttosto ricco perché il piano prevede di inscenare un finto rapimento e, una volta intascato il denaro, di fuggire all'amante. Ma come spesso accade, il crimine non paga come dovrebbe e le cose non vanno come devono. Il colpo di scena finale è d'obbligo. Il falco pellegrino è un libro piuttosto agile e sottile. Mi sono chiesta come l'autore avrebbe potuto sostenere una scrittura di questo genere, fatta di riflessioni e di particolari, concentrandosi sugli avvenimenti di un unico pomeriggio. Invece ci è riuscito. C'è dunque questa ereditiera americana che ospita nella sua casa di campagna in Francia un amico scrittore, l'alter ego di Wescott, e riceve la visita dei Cullen, una coppia di conoscenti britannici, che grazie a ciò che rimane del patrimonio di famiglia possono ancora trascorrere il tempo girando l'Europa e frequentando gli alberghi più lussuosi. La donna porta al polso un falco pellegrino al quale sembra dedicare tutte le sue attenzioni. A poco a poco, però, i personaggi mostrano la loro vera natura e la visita sfiora i toni della tragedia. A volte, chiuso un libro se ne ricorda la trama, altre ci sono frasi che ci colpiscono. Sentite queste, tratte proprio da Il falco pellegrino: La prudenza è la parte migliore del coraggio (mi piace perché mi va a pennello…) e Il carattere femminile ha una quantità di tratti secondari e talenti minori; il logorio della maternità può indebolirli o soffocarli. Se fioriscono tutti è l'anarchia (anch'io credo di essere stata indebolita dalla maternità!). Segreta Penelope è invece una bella storie di donne e di amicizia. Di come a volte le interferenze di coloro che consideriamo amici possano essere disastrose. Sara, ad esempio, donna libera da vincoli morali e sociali viene così profondamente condizionata da alcune amiche e dal marito perché si adatti a quella che viene considerata una vita "normale". Giunta però a cinquant'anni, si suicida. Un'anonima amica (ci si accorge sempre solo alla fine che di un personaggio non si conosce il nome, così che non resta che rileggere tutto il libro o chiedere conferma a chi lo ha letto prima di noi!) ripercorre la vita di questa "segreta Penelope" piena di sensi di colpa, così come l'hanno trasformata, attraverso una serie di pensieri d'odio che ha concepito nei confronti di coloro che l'hanno, più o meno inconsapevolmente, spinta a commettere un gesto che, scopriremo, non esprimeva disperazione, né amarezza, ma il desiderio di uscire dalla vita con la dignità di chi ha smesso di desiderare la normalità. Chi ama torna sempre in dietro è il classico romanzo cui ci ha abituati Guillaume Musso dove la storia d'amore assume i toni del paranormale. Un affermato chirurgo gravemente malato e pronto ormai a ritirarsi dall'attività che ha svolto con passione per tanti anni, scopre di poter realizzare un ultimo desiderio. Ciò che più vorrebbe, è rivedere una volta sola, in vita, la donna che ha amato in gioventù, scomparsa tragicamente molti anni prima. Con il suo sogno grazie a dei viaggi nel passato, però, si verificano alcuni inconvenienti dovuti alla presenza contemporanea dei due protagonisti, quello anziano e quello giovane, negli anni Settanta e ad una serie di cambiamenti nella vita dell'uno e dell'altro causati dalle interferenze di questi stessi viaggi. Non anticipo come finirà, certo, un'ultima chance non si nega a nessuno… Se Il dolce veleno dello scorpione fosse un film, come pare diventerà, potrebbe essere un porno, senza nulla togliere all'intento della protagonista e scrittrice (che ho pure intervistato) che è quello di aiutare le coppie un poco in crisi per mancanza di fantasia o iniziativa in campo sessuale, oltre, naturalmente quello di raccontare la propria esistenza. Due diversi tipi di scrittura si alternano per definire le parti dedicate alla vita in famiglia, responsabile, almeno per certi versi, della decisione che Raquel (questo è il suo vero nome), ha preso di prostituirsi per affrancarsi da una situazione di dipendenza, e le parti dedicate alle esperienze con i clienti. Esperienze di cui, credetemi, non tace nulla. Rispetto ad altre letture piuttosto spinte camuffate da romanzo - ammetto di essere un po' prevenuta verso questo genere che mi sembra fine a se stesso - Il dolce veleno dello scorpione pare possedere la sincerità di chi non ha nulla promettere e quindi da mantenere. Avevo solo un timore: che il libro potesse capitare fra le mani di mia figlia tredicenne. Questa è stata l'unica volta che non mi è spiaciuto il fatto che lei non ami molto leggere e che manifesti scarso interesse per ciò che leggo e che scrivo io… Non saprei dire se ho imparato qualche cosa di nuovo: be', alcune situazioni a tre o a cinque richiedono qualche sforzo immaginativo e, in tutta sincerità, si respira in molte pagine un certo compiacimento nel fare queste cose - e questo potrebbe allarmare un poco - ma alla fine la ragazza, che ora a vent'anni, ha smesso la "professione" e questo credo sia la cosa più importante. Una soddisfazione di questi ultimi giorni? Aver potuto leggere in anteprima mondiale l'ultimo libro della Chevalier: L'innocenza, uscito in anteprima mondiale qui in Italia il primo di marzo. Ambientato nella Londra del XIX secolo, ha come protagonista secondario William Blake. Le avventure, al centro della vicenda, invece, sono quelle di alcuni ragazzi che passano dall'età dell'innocenza, appunto, a quella adulta. Ho intervistato l'autrice, ma siccome era proprio il primo di marzo ne parlerò il mese prossimo! Difficile non fare paragoni con il capolavoro della Chevalier, le le, ma è anche antipatico, perciò diciamo di questo romanzo quello che è: l'affascinante affresco di una parte della Londra del 1800, in cui si muove una serie di personaggi ben delineati, che il lettore impara subito ad amare e a seguire con apprensione e con simpatia nel viaggio che li porterà a diventare adulti, accompagnati da un amico d'eccezione quale solo Blake poteva essere.





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