Tasse e finestre
Si fa tanto parlare di tasse, in questo periodo!
Io sono convinta che il governo debba fare tesoro di ogni suggerimento per semplificarne l'applicazione e il calcolo.
Ecco dunque il suggerimento che, spero, verrà tenuto in debita considerazione.
Per amor di verità, l'idea non è mia, anzi, è vecchia di qualche secolo, ma... non si dice spesso che dobbiamo imparare dalla Storia?!
La Storia mi ha "parlato".
Lo ha fatto attraverso le parole di una scrittrice scozzese, Margaret Oliphant Wilson, di cui ho appena terminato il racconto "La finestra della biblioteca", una ghost story dove, come anticipa il titolo stesso, si parla non solo di una finestra, ma anche di finestre in genere.
Finestre il cui uso, ci ricorda uno dei personaggi, in Gran Bretagna, dal 1696 al 1851, furono oggetto di una tassa!
Riesci a cogliere la semplicità e i risvolti rivoluzionari di questa trovata?
Ora, basterebbe modificare leggermente la questione e pensare una tassa "sulle finestre" tout court ed ogni problema sarebbe risolto.
Da sempre, infatti, il ceto medio - pardon -, i ricchi possiedono case più grandi e, normalmente con più finestre, mentre i poveri vivono in case piccole e buie, perciò l'equità della tassa verrebbe completamente salvaguardata (pensa a chi, senza fare nomi, possiede una megavilla in Sardegna, o una dimora pomposamente definita "castello" nei pressi di Bebbio, vicino Reggio Emilia...).
Se la cosa dovesse sembrare troppo semplicistica per il nostro contesto moderno, si potrebbero prevedere quote da dividere fra proprietario e inquilino, oppure una maggiorazione per i balconi, i terrazzi, gli attici e i superattici, anche a seconda della vista di cui si gode.
Il tuo balcone dà su un cortile sporco e malsano? Ti facciamo uno sconto!
La tua veranda all'ultimo piano si affaccia sui tetti del centro di Roma? Ahimè, ti tocca pagare di più.
Sei un senzatetto? Sei esentato dal pagare le tasse!
E che dire della lotta all'evasione fiscale? Risolta anche quella!
Prendiamo i commercianti... Si potrebbero applicare tasse prestabilite alle diverse vetrine ed alla loro superficie: le tre vetrine in centro di un gioielliere sarebbero fonte di maggiori entrate per il fisco, rispetto, ad esempio, alla buia e disordinata vetrina del negozietto di un ciabattino (ne esistono ancora?!) in periferia.
Le aziende, poi, pagherebbero in base al numero delle finestre dei loro uffici; i costruttori, in base alle finestre previste dai progetti, e così via.
Una finestra è luce e aria, quindi vita: se nessuno può farne a meno, allora tutti pagheranno le tasse in modo equo e proporzionato.
Non riesco davvero ad immaginare perché questa tassa sia stata abolita...
In una nota della curatrice del testo che ho letto, si fa riferimento al fatto che molti bloccavano e oscuravano le loro finestre per renderle inservibili ed evitare, così, di pagare: a chi mai verrebbe mai in mente una cosa del genere?!
Charles Dickens, a questo proposito, affermò che il "tributo" costituì un enorme ostacolo al diffondersi della lettura fra i ceti meno agiati, ancor più delle altre "taxes on knowledge", relative ai giornali, alla pubblicità e alla carta.
Ma questo, per noi italiani - popolo dove i lettori sono sempre meno - non costituisce certo un problema...





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