Luglio 2006

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    Domingue_Lidia -

    di urkalg (10/07/2006)

    Dico questa cosa perché sono tranquilla: la salute, pur con qualche alto e basso, c'è.
    I rapporti familiari sono stabili, del lavoro non mi lamento.
    Mentre percorro il paese in bicicletta, posso godere del profumo che i tigli, carichi di infiorescenze, emanano lungo i viali, o di quello che il gelsomino, sul balcone, proprio qui alla mia sinistra, mentre scrivo, mi regala ad ogni refolo di vento. Godo della tranquillità di un pomeriggio silenzioso e soleggiato. Godo di questa vita che a volte fa regali inaspettati.

     

    Circa un mese fa ho intervistato un'autrice americana per il suo romanzo "La grazia dell'aria sottile", Ronlyn Domingue. Il genere cui appartiene questo libro non è facilmente individuabile: si trova forse a metà strada fra la storia d'amore e la ghost story. Qualcuno lo ha definito un "mistery moderno".
    È una lettura che prende e che commuove; che dà interpretazioni senza voler spiegare.
    Un bel romanzo, davvero, di cui ho apprezzato i personaggi, la trama e la struttura, complessa, ma non complicata. Quell'attenzione dell'autrice ai sensi, soprattutto l'olfatto, quel legame fra due persone che a volte sembra esistere solo fra le pagine di un libro o nella sceneggiatura di un film. E che invece, c'è, se crediamo alle parole di Ronlyn che, rispondendo ad una domanda, mi ha detto di aver potuto descrivere una passione così grande grazie al suo rapporto con Tod.

     

    Per me, c'è già tanto su cui riflettere!


    Ma sabato mia sorella mi ha detto, senza nascondere una certa curiosità, che c'era una lettera per me, proveniente dall'America. Precisamente da Baton Rouge, LA.
    Sì, proprio una di quelle vecchie lettere con tanto di francobolli e di indirizzo scritto a mano.  Il nome del mittente, posto come si conviene negli U.S.A. in alto a sinistra e non sul retro della busta come da noi, indicava che a inviarmela era stata proprio lei, Ronlyn Domingue.
    Nell'era degli SMS, delle videochiamate e della posta elettronica, qualcuno, che pure poteva procurarsi il mio indirizzo mail più facilmente di quello di casa, una donna ha preso carta e penna e mi ha scritto.
    Un altro fatto alquanto stupefacente si è dunque andato ad aggiungere ad una serie di lieti eventi: non solo ho letto un bel libro, non solo ho avuto modo di intervistare l'autrice, non solo sono in possesso della mia copia firmata con dedica e della foto con l'autrice, ma ricevo anche una sua lettera!
    Che cosa avrà avuto da dirmi di così tanto importante, ma non così urgente, da decidere di affidare il suo messaggio al vecchio tradizionale servizio postale?

     

    Ecco un'altra di quelle piccole cose che danno sapore alla vita.
    La busta, così come la carta da lettera, è viola. Due francobolli: un uccello dalle piume blu e rosse e una signora, tale Edna Ferber (credo, perché la scritta è un poco cancellata dal timbro) stile anni venti, del tutto in sintonia con il romanzo della Ronlyn. La lettera è stata scritta il 12 giugno, e spedita lo stesso giorno. È breve, una sola facciata, per una scrittura regolare. La lingua è un italiano che qua e là deve essere interpretato, ma che non lascia dubbi sul significato complessivo del contenuto.
    Ronlyn Domingue vuole ringraziarmi.
    Per l'intervista, per l'attenzione che ho dato al suo romanzo. Dice che pochi lettori lo hanno capito come io l'ho capito. Conclude con "Il vostro paese è bello e la gente è gentile. Non posso attendere per rinviare ancora".
    Un'ultima frase tanto affascinante quanto ermetica.

     

    Le risponderò allo stesso modo, con carta, penna, busta e francobollo. Le scriverò in un italiano semplice e comprensibile. Le dirò, anche se già lo sa, che è una persona fortunata ad avere incontrato Tod e che Tod è fortunato ad avere lei. Le scriverò che, se mai dovesse ritornare in Italia, la inviterò ad una presentazione. Che anch'io, nel mio piccolo, sono stata fortunata ad incontrare lei e a leggere il suo libro.
    Attenderò la risposta, se mai arriverà - ma ne sono quasi sicura - come facevo tanti anni fa.


    Certe cose non cambiano mai.

     

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