Ciao sono urkalg
Vedi il mio profilo


DLMM GVS
1 2
3 4 5 6 7 8 9
10 11 12 13 14 15 16
17 18 19 20 21 22 23
24 25 26 27 28 29 30
31

Tag

Ultimi commenti

Ultimi post

I miei links preferiti

    Diffondi i contenuti

    Condividi i contenuti

    De.licio.us

    Incontro con Paola Calvetti

    di urkalg (16/05/2009)

    Se avete seguito le circostanze che mi hanno portato a leggere  di Paola Calvetti, non potete perdere un un finale tanto lieto quanto inaspettato! !

    Dopo averlo letto, l'ho commentato con Mauro e l'ho recensito per Wuz.

    Fin qui, nulla di strano.

    E' passato del tempo, è arrivata la Fiera Internazionale del Libro di Torino ed io ci sono andata ieri, venerdì 15 maggio.

    La considero un lusso, questa giornata che mi concedo tutta per me, perché ci tengo non solo ad incontrare autori ed autrici, ma anche e, forse, soprattutto, a conoscere molte di quelle persone degli uffici stampa con le quali ho rapporti epistolari virtuali per tutto l'anno: visto che le mie richieste passano attraverso la loro disponibilità e cortesia, e che spesso sono loro stesse a consigliarmi letture interessanti, mi sembra giusto e doveroso ringraziarle di persona.

    Così, ho pensato anche di fare un salto anche allo stand di Ibs, InternetBookShop, per salutare le due signore che si occupano dei contenuti del sito di Wuz.

    Immaginate ora la mia sorpresa quando ho visto che si era appena concluso un incontro proprio con Paola Calvetti! (incontro che, molto colpevolmente, mi era sfuggito dal programma che, per altro mi sono studiata e ristudiata più volte).

    E immaginate la mia sorpresa, ancora più grande, se possibile, quando, dopo aver chiesto se l'autrice se n'era già andata, mi sono sentita dire che no, Paola sarebbe tornata di sicuro e che anzi aveva chiesto di me (proprio di me?!) perché voleva ringraziarmi per la recensione al suo romanzo!

    Ora, se è vero che le sorprese fanno bene al cervello, come ho sentito dire qualche giorno fa al telegiornale, in quel momento devo aver avuto un quoziente intellettivo pari a quello di Einstein!

    Paola Calvetti che ringrazia me?!!!

    Eppure, una volta tornata allo stand, pur nella confusione che si crea nei momenti che seguono la fine di una presentazione che precedono l'inizio di un'altra, l'autrice, che mi è stata presentata, mi ha accolto con un'affabilità che mai mi sarei aspettata e, dopo un breve scambio di impressioni e dopo aver accolto il mio invito a venire a presentare il suo romanzo nel paese dove abito, mi ha salutata con un “Grazie per le parole che ha scritto!”

    Non è incredibile?!

    La mia semplice risposta è stata: “Grazie a lei per romanzi che scrive!”

    vota
    Voto totale #SCORE#
    Voto totale #SCORE#

    Noi due (o tre o quattro) come un romanzo

    di urkalg (03/04/2009)

    A Danny

     

     

    Anni ottanta - ve li ricordate?!
    Immaginate le scuole superiori. Due amiche – due vere amiche. Le loro prime esperienze sentimentali e due legami che, nonostante i normali problemi e tutti i dubbi del caso, potrebbero funzionare. Potrebbero... 

    Mentre una, infatti, decide per il matrimonio, l'altra preferisce un legame meno impegnativo. E non saprà mai se è proprio questo fatto a provocare una rottura che la ragazza avrà molta difficoltà ad accettare.
    La vita, però, continua, nonostante tutto: il matrimonio per una, una serie di legami per l'altra e la lenta difficile riconquista di un equilibrio interiore. L'amica le sta vicino, forse non sempre nel modo giusto, ma tutto ciò che vuole fare, a costo di mentire, di illudere e di sbagliare, è aiutarla a scacciare quel chiodo fisso – il ricordo di lui - che a lungo tormenta e condiziona la sua serenità. Almeno fino al giorno in cui incontra l'uomo della sua vita. Allora tutto sembra prendere una nuova direzione e la felicità è a portata di mano.

    Fine primi anni duemila.
    Sono passati dieci anni dal matrimonio di una delle amiche, addirittura venti da quello dell'altra. Sono ormai due "signore" che chiunque definirebbe realizzate: un solido legame di coppia, il lavoro, tanti interessi e, per una, anche due figlie ormai grandi.

    La maggiore frequenta il liceo scientifico. Il nome della scuola è ancora lo stesso di quando a frequentarlo era l'amica di sempre. Persino il nome di qualche professore è ancora lo stesso, ma tutti gli altri, com'è prevedibile, sono facce nuove. Capita però che uno, in particolare, sia proprio quel ragazzo che più di vent'anni prima aveva lasciato l'amica. Capita anche che, se la figlia (con i debiti scongiuri) verrà promossa in terza liceo, avrà proprio lui come professore di matematica.
    Così la donna è ora in preda ai dubbi: raccontare o non raccontare questa straordinaria coincidenza all'amica? Quali conseguenze potrebbe avere questo fatto?

    E' convinta che non influirà sullo stabile rapporto che l'altra ha ormai costruito, ma la cosa è così strana che fatica a prendere una decisione.
    Risolve ogni dubbio decidendo di prendere tempo: fino al momento in cui potrà dire con certezza “Sai che X è il professore di mia figlia?!”, terrà per sé questa informazione.


    Solo che sua sorella, durante uno dei colloqui con gli insegnanti di sua figlia, sente fare un nome, vede l'uomo, lo riconosce (nonostante i pochi capelli rimasti) e vuole avvertire la diretta interessata.
    Così, all'altra non rimane che dirle la verità, per prima.
    Come e quando, non è facile prevedere.
    Certo questa è la vita, ma potrebbe essere anche la trama di un romanzo.
    E chi dice che non lo è?!

    vota
    Voto totale #SCORE#
    Voto totale #SCORE#

    "Noi due come un romanzo" - Seconda parte

    di urkalg (13/02/2009)

    Cara Lidia,


    Da dove derivano le tue perplessità? dall' improbabilità della trama o dall' insoddisfacente tecnica narrativa?
    Come ben sai sono particolarmente irretito dai romanzi in cui i protagonisti si interrogano sul proprio percorso, attraversano fasi più o meno critiche della propria travagliata esistenza, lottano, graffiano, alla fine la spuntano.
    Non sarà una casistica molto frequente di relazioni nate sui banchi di scuola, poi sopite per decenni e riaffioranti in età adulta, quando ogni singolo elemento della coppia a suo tempo scoppiata ha nel frattempo intrecciato altri legami e li ha anche sciolti.
    A parte la verosomiglianza della storia, ho apprezzato soprattutto uno degli attori non protagonisti, ma fino a un certo punto: il libro. La descrizione della vita quotidiana in libreria, le citazioni di libri famosi, le classificazioni dei diversi romanzi comunque incentrati sull' amore sono tutti elementi che denotano curiosità e amore per i libri da parte della Calvetti, e per noi bibliofili ciò non guasta affatto. Forse non ti convince la scom....accidenti, avevo già scritto qualcosa sul finale, ma poi mi sono riletto la tua mail e meno male che mi ero ricordato bene, non l' hai ancora finito, non me lo sarei mai perdonato di averti rovinato il piacere della sorpresa...
    Dal mio osservatorio maschile  potrei soffermarmi sui due uomini  della storia. Federico, che nonostante studi e formazione prettamente tecnici, rivela un animo romantico e interessi umanistici, dai rapporti complessi prima con la madre, poi con Emma, classica fidanzata da banchi di scuola invisa alla famiglia di lui per casato non consono...e poi il figlio, con cui Emma ha il classico rapporto burrascoso tipico dell' adolescenza, l' amore odio che però nel finale lo  porterà a rivestire un ruolo fondamentale per lo sviluppo dell' intreccio.
    E poi ho apprezzato l' anomalo rapporto epistolare che lega i due protagonisti, sia per il fatto che nasce proprio in una libreria e proprio attraverso un libro (ma quello scelto avrebbe potuto secondo me essere più significativo) sia per il fatto che pur vivendo in una società contemporanea iper tecnologica affidano i propri sentimenti all' antiquato "carta, penna e calamaio".

     

    Mauro

     

    Caro Mauro,

    Credo la mia sia solo invidia. Verso Emma che ha aperto una libreria e che ha avuto successo.

    Per Paola Calvetti che ha scritto un romanzo così - della serie: "perchè non ci ho pensato io?" oppure "ma non l'avevano già scritto?!" o, infine, "ma questa è la mia vita!"

     

    Aspettiamo, dunque, che io finisca questa lettura e che possa commentare con più tranquillità un libro che, mal che vada, rimarrà una miniera di citazioni.

     

    A presto, Lidia

    vota
    Voto totale #SCORE#
    Voto totale #SCORE#

    Richard Yates, "I non conformisti"

    di urkalg (10/02/2009)

    Titolo originale "Revolutionary road"


    Una tragedia americana, che ha per tema il matrimonio: così potrebbe essere semplicisticamente descritto questo straordinario e inquietante romanzo, scritto nel 1961. Uno spietato ritratto della coppia media americana durante il boom economico degli anni 50, divorata dalla noia , dalle frustrazioni e da ambizioni sbagliate.

    Dopo un'infanzia infelice, i coniugi Wheeler sembrano accettare la mediocrità quotidiana: hanno due figli, abitano nel più tipico ambiente borghese americano, sulla "via delle rivoluzione", nell' utopia suburbana di New York.

    Sembrano far parte di un meccanismo sociale perfettamente oliato, ma dietro le apparenze si cela il dramma di una logorante e strisciante insoddisfazione, mascherata da una presunta superiorità nei confronti del prossimo e dell' ambiente sociale in cui loro malgrado sono inseriti. Così sognano una svolta nella propria esistenza, la fuga verso l' Europa, e Parigi, dove progettano di ricominciare da zero: ma il progetto non viene realizzato, con un drammatico risvolto.

    Romanzo di eccezionale interesse sociologico, descrive perfettamente la difficoltà di essere fedeli a se stessi in una società dove il rifiuto del sistema è stato assunto dal sistema stesso e l' incipit del romanzo, una rappresentazione teatrale di una compagnia di dilettanti è la perfetta descrizione della società contemporanea: quanto dicono i personaggi principali è sempre contrapposto a quanto essi pensano in realtà. Proprio come avviene nella vita, essi recitano continuamente una parte, mentre l' unico grillo parlante con una scintilla di autenticità è un pazzo uscito dal manicomio dopo decine di elettroshock. Interessante la tecnica narrativa di aprire ogni capitolo con la descrizione delle vicende dal punto di vista di un personaggio sempre diverso, così da sviscerare i pensieri di tutti gli artefici della vicenda, anche i più intimi: d'altronde entrare nella testa delle persone per raccontarne le elucubrazioni è una conquista della narrativa moderna, da Joyce in poi.

    Uomini e donne sempre con le mani impegnate da sigarette e da bicchieri di liquori, anche la protagonista incinta, descrizione di ambienti che denotano un continuo stato di oppressione, dal cielo ai colleghi di lavoro, e sullo sfondo anche i figli, visti spesso come un intralcio, un impedimento per il raggiungimento di soddisfazioni personali.

     

    Mauro

    vota
    Voto totale #SCORE#
    Voto totale #SCORE#

    "Noi due come un romanzo"

    di urkalg (06/02/2009)

    Ieri io sono stato male tutto il giorno... totale digiuno, mi sento uno straccio, stamattina non avevo neanche la forza per aprire il tubetto del dentifricio...è stato un giorno non vissuto, passato a dormire o dormicchiare e basta, un giorno della vita davvero
    sprecato; prima del morbo, avevo iniziato un libro che dovresti assolutamente leggere, parla di libri e librerie, di rapporti epistolari, c'èMilano, c'è la crisi dei 50 anni, ti basta? incuriosita a sufficienza?

    Mauro


    Vabbè, dimmi almeno chi è l'autore o il titolo... Guarda che il raffreddore non mi è passato e la testa ormai non c'è più, farei
    troppa fatica a trovare il libro ...

    Lidia

    "Noi due come un romanzo", di Paola Calvetti

    Mauro


    Conosco l'autrice, avevo letto un romanzo su tre amiche (devo pur immedesimarmi in qualcuno!).
    Grazie per il consiglio!
    Lidia

    P.S. Hai visto il sito del libro? Solo a sentire la musica mi metterei a piangere a dirotto! Come hai potuto farmi questo?!

     

    L'ho appena finito, vorrei condividere con te sensazioni ed emozioni, ma se hai intenzione di leggerlo non vorrei influenzarti...
    Che musica sarebbe? Perchè "Come hai potuto farmi questo?"

    buona notte, Mauro


    Mi hai suggerito un romanzo che non ho sottomano e con una pila di libri da leggere! Ecco che cosa mi hai fatto!

    Se vai sul sito la senti, la musica!

    Buona giornata, Lidia

     

    Sì, l' ho sentita, volevo solo sapere se ne conosci l' autore, resto in trepida attesa delle tue impressioni sul libro...e soprattutto del parallelo con Kelman...  Mauro

    vota
    Voto totale #SCORE#
    Voto totale #SCORE#

    MAURO: il futuro del libro e la crisi

    di urkalg (31/01/2009)

    Con la diffusione sempre piu' capillare di Internet sembrava che gli e-book dovessero sostituire completamente il libro tradizionale (nel primo trimestre del 2004 le vendite di e-book negli USA hanno raggiunto i 3,3 milioni di dollari con un incremento del 46% rispetto allo stesso periodo dell' anno precedente). Così non è avvenuto e credo non avverrà: il piacere della lettura è strettamente correlato al piacere fisico di maneggiare un tomo e di poterne sfogliare le pagine.

    Il libro è un "oggetto" da conservare o esibire nella propria libreria, il libro si legge uno alla volta, comodamente seduti su una poltrona o sdraiati sul letto prima di abbandonarsi ad un sonno ristoratore o sotto l' ombrellone in spiaggia. Pertanto per quanto riguarda narrativa e saggistica o comunque libri che vengono presi in mano per essere letti dall' inizio alla fine, lunga e prospera vita al vecchio, tradizionale e caro libro di carta.

    Ritengo che l' e-book al contrario potrebbe assumere una rilevante importanza in ambito scolastico e per il settore editoriale relativo alla manualistica, alle enciclopedie, agli atlanti, vocabolari e guide, all' editoria di consultazione in genere: potremmo ipotizzare in un futuro piu' o meno prossimo le spalle dei nostri figli non piu' curve sotto il peso di zaini riempiti di dizionari e vocabolari ma con la compattezza ed il relativo ingombro di un solo e-book comprensivo di tutte le materie e i relativi supporti di calcolo e consultazione, ad un costo inferiore rispetto a quello oggi necessario per tutti i libri di testo previsti per ogni corso di studio.

    Quanto ai libri on demand avevo letto qualcosa: limitando la stampa solo alle copie richieste e quindi sicure da piazzare, le case editrici limiterebbero di gran lunga i costi, evitando così il rischio dell' invenduto e risolvendo alla radice il problema delle scorte in libreria di piramidi di tomi intonsi.
    Per il pigro lettore italiano non mi pare una soluzione di semplice applicazione: o uno ha le idee chiare su cosa v uole leggere e va a colpo sicuro oppure comporta lunghe sedute davanti al pc alla ricerca del libro da leggere, ed a questo sinceramente preferisco il classico sfogliamento in libreria.


    Ti segnalo un'intervista a Jonathan Franzen (Le correzioni) pubblicata su La Repubblica di ieri: la recessione coinvolgerà anche le case editrici, nel senso che per ridurre i costi eviteranno congrui anticipi a scrittori affermati e limiteranno molto la pubblicazione di scrittori emergenti per evitare i rischi dell' invenduto, anche le traduzioni di scrittori stranieri subiranno un pesante ridimensionamento.

    vota
    Voto totale #SCORE#
    Voto totale #SCORE#

    A Mauro

    di urkalg (29/01/2009)

    Circa dieci anni fa, incontravo, grazie ad una lettera pubblicata su Italians, le pagine del Corriere della Sera curate da Beppe Severgnini, Mauro.

    L'incontro virtuale si è trasformato in una lunga amicizia e, due anni fa, in un incontro “dal vivo”.

    Qual è la ricetta di questo duraturo rapporto epistolare?
    Credo la stima e la simpatia reciproca, qualche affinità elettiva e il fatto di condividere diversi interessi, non ultimo, la lettura.

    A volte Mauro mi stupisce con le sue analisi profonde e pertinenti, tanto da farmi pensare non solo che potrebbe benissimo prendere il mio posto (o il posto di chiunque) nel dare consigli di lettura, ma anche che è vero un peccato che le sue – e le nostre considerazioni – rimangano un semplice  scambio fra me e lui.
    Perciò, anche se non credo di averlo del tutto convinto sulla bontà di questa decisione, d'ora in poi pubblicherò su queste pagine le nostre lettere, almeno quelle di carattere letterario.
    Non so nemmeno io dove voglio arrivare: mi basta sapere che rimarrà una traccia di quello che ci scriviamo e se qualcuno avrà la curiosità e la pazienza di seguirci in questo viaggio a due, ci farà  piacere avere compagnia - oltre ai libri, naturalmente!

    vota
    Voto totale #SCORE#
    Voto totale #SCORE#

    GRAZIE MARNI!!!

    di urkalg (24/01/2009)

    Bene, questo blog non avrebbe mai avuto una nuova vita senza l'aiuto di Marni, guida sogni di supereva, che, con pazienza ed estrema cortesia, mi ha ricordato la procedura per accedere al pannello di gestione!

    Il primo pensiero, il primo post, è dedicato tutto a lei!

    (ma credo che la penserò ogni volta che aprirò queste pagine!)

    vota
    Voto totale #SCORE#
    Voto totale #SCORE#

    W le code!

    di urkalg (03/06/2008)

    Credo di aver fatto una grande scoperta: il tempo che, trascorso nelle sale d’aspetto di uffici, ospedali, stazioni, oppure a fare compagnia ad una zia che ama guardare la TV e alla quale, dopo un po’, non si ha più troppo da dire, non è affatto sprecato.

    Anzi, con il giusto stato d’animo e muniti di una capacità ad isolarsi da tutto e da tutti, questo tempo può anche essere impiegato in modo proficuo per la lettura.

     Ho potuto sperimentare direttamente questa verità proprio i giorni scorsi. Una denuncia dei redditi sbagliata e la conseguente fila di ore, mi ha permesso, ad esempio, una “lettura veloce” di un romanzo di ben 416 pagine - spinta anche dalla necessità di dover intervistare l’autrice due giorni dopo…

    È stata una delle rare volte, in vita mia, in cui non ho percepito quel tempo come “buttato via”, perso, da impiegare in altre faccende più pressanti e necessarie.

    La cosa si è poi ripetuta per via di alcune visite ripetute in ospedale – con attesa in pronto soccorso annesso, riuscite a immaginare?! Per fortuna niente di grave, altrimenti la mia mente sarebbe stata impegnata in ben altri pensieri, ma rimane il fatto che la lettura ha contribuito a dare valore a questo tempo.

    E credo che questo fatto non sia di poco conto, soprattutto visto che viviamo in un’epoca in cui tutto e tutti viaggiamo sul filo dei minuti contati.

    Ben vengano, allora, qualche volta le code, l’importante è avere a portata di mano un libro abbastanza interessante!

    vota
    Voto totale #SCORE#
    Voto totale #SCORE#

    "La bambina invisibile"

    di urkalg (26/09/2007)

     “Ero preoccupato per te, Sally. Tu eri l’unica bambina che aspirasse a confondersi con le pareti.”

    Lei capì l’allusione. Da bambina non era né carina né brutta, né alta né bassa, riconosceva la propria voce solo quando cantava nel coro. Si sentiva una bambina invisibile. [...] Gli audulti, nella sua memoria, le camminavano accanto tenendo conversazioni sopra la sua testa, e lei diventava sempre più piccola, invisibile".

    Caroll O’Connel, Susan a faccia in giù nella neve

    Ho letto per la prima volta la teoria della “bambina invisibile”, in questo bel romanzo uscito qualche anno fa, tanto avvincente, ricordo, da farmi finire le ultime pagine durante un viaggio in macchina – cosa che non faccio mai, per evitare la nausea. L’autrice usa questa espressione per descrivere la bambina usata come complice involontaria da un pedofilo per attirare in trappola la vittima designata. Ma sono sicura di aver letto qualcosa di simile in altri libri (credetemi, anche se non ho appuntato il titolo), che hanno dato credibilità a quella che per molto tempo era rimasta una vaga sensazione.

    Sono stata anch’io una bambina invisibile.

    A scuola me la sono sempre cavata bene, ma c’era sempre qualcuno che appariva migliore.  Mia sorella era carina, io, invece, ero “un tipo”. Alle feste (alle quali non sempre venivo invitata perché “tanto non conoscevo nessuno”) anch’io tendevo a confondermi con le pareti. E non solo durante le feste…

    Intendiamoci, ho avuto anch’io i miei momenti di gloria: qualche soddisfazione me la sono presa, ma le sensazione è rimasta e ad alcuni episodi della mia vita – quelli “famosi” che  racconto per divertire gli amici e per fare un poco di autoironia -, se ne sono aggiunti ultimamente alcuni che hanno confermato la tesi che esistono anche “le signore invisibili”: io sono una di loro.

    L’ultimo episodio risale al mese di agosto.

    Dovete sapere che ho trascorso le vacanze sul lago di Garda dove vive (almeno così avevo letto) anche la scrittrice Paola Barbato. Perché non approfittare di questa vicinanza, ho pensato, per incontrarci, chiacchierare, conoscerci e, magari, trovare qualcosa da fare insieme?

    Devo premettere che la mia estate è stata un’estate all’insegna delle visite, nel senso che ho invitato molte persone a trascorre uno o più giorni con me, al lago, e in diversi hanno accettato. Così, il giorno dell’appuntamento con la scrittrice, c’erano anche i miei suoceri, mia cognata e mia nipote. Mentre io prendevo un caffè chiacchierando amabilmente con Paola, mio marito usciva con i parenti e le chiavi rimanevano alle mie due figlie, in piscina con le amiche e quindi irraggiungibili. Ma per rientrare, pensavo, non ci sarebbe stato nessun problema…

    “Mi può aprire, per favore?” ho chiesto al custode.

    Lui mi ha guardato da dietro il vetro e non mi ha aperto. Si è limitato ad uscire dal suo locale e a osservarmi da sopra le lenti degli occhiali.

    “Mi può aprire, per favore?” ho ripetuto, sfoggiando un sorriso amichevole e tanta sicurezza.

    “Le aprirei volentieri” mi sono sentita rispondere, “se solo mi volesse dire da chi vuole andare”.

    Vi rendete conto?!

    Avevo trascorso lì più di tre settimane. Senza contare tutti i week-end precedenti. Senza contare che l’anno scorso, quando il residence era ancora in fase di costruzione, ci saranno state sì e no cinque famiglie, ed io ero lì.

    Il custode, però, non si è accorto della mia esistenza! Per lui, come per altri, io sono risultata “invisibile” – questa è l’unica spiegazione logica.

    A peggiorare la situazione, poi, è arrivata la mia cara amica Barbara (alla quale dedico questa pubblica confessione) che dall’interno, senza sapere che cosa stava succedendo, ha ammonito il custode dicendo: “Non apra, signor Giovanni, quella non è la signora Lidia, è una sua sosia!”

    Il signor Giovanni in questione si è giustificato dicendo: “Siete in tanti, non posso mica conoscervi tutti!”

    Qualcuno penserà che questo episodio non possa considerarsi significativo, ma, credetemi, è solo uno dei tanti che non fa che confermare questa mia condizione di estrema solitudine, di  grande isolamento. Immagino sia un atteggiamento che, inconsciamente, io stessa provoco. Metto une specie di distanza fra me e le persone.

    Avrò subito qualche trauma infantile? Devo forse scavare nel mio passato per trovare chi o che cosa mi ha ridotto così?

    L’unica consolazione sta nel fatto che io condivido il mio “passare inosservata” con almeno tre o quattro personaggi letterari.

    Se qualcuno dovesse trovarne altri, o volesse aggiungersi in questo club esclusivo, non ha che da scrivermi!

    vota
    Voto totale #SCORE#
    Voto totale #SCORE#

    Fiera del Libro di Torino 2007

    di urkalg (12/05/2007)





    La Fiera del Libro di Torino è più che mai nel vivo ed io, che ieri ci ho fatto una capatina, giusto per non perdere l’abitudine, vorrei fare qualche considerazione.
    La prima cosa che si fa è entrare, dopo aver fatto una fila più o meno lunga e dopo aver acquistato un biglietto.
    Cominciamo allora con il fatto che fino a due anni fa gli insegnanti potevano entrare gratuitamente mentre, dal 2006, solo con un biglietto ridotto da 5 euro. Lo sconto è di 3 euro, visto che il prezzo di un ingresso “normale” è di 8 – una cifra accettabile per chi vuole provare l’ebbrezza di immergersi letteralmente nell’universo dei libri e degli autori, più o meno famosi, presenti in Fiera. Oltre a chi ha un accredito come giornalista, espositore, autore o altro, i più fortunati – si fa per dire – fra gli insegnanti, sono quelli  che accompagnano una scolaresca: loro sì, entrano ancora senza sborsare un euro (per inciso, l’impressione di mio marito, cui non capita di trovarsi a contatto con una schiera di studenti di scuole di ogni ordine e grado, è stata quella che, dai 13 anni in su, fossero lì per mangiare panini imbottiti e cercare di far colpo sui compagni dell’altro sesso).
    Tempi duri, per gli insegnanti, non è vero?!
    La considerazione è, naturalmente provocatoria, e porta al fatto che, in fila alla biglietteria, davanti a me ci fosse una signora con un bambino che avrà avuto sé e no cinque anni e che ha dovuto pagare ben 2,50 euro!
    Ora, non vorrei fare di ogni erba un fascio e può anche darsi che mi sbagli e il confronto non sia calzante, pur essendo d’obbligo: è possibile che in Francia, solo per fare un esempio, fino ai 18 anni tutti i musei siano gratuiti mentre qui da noi, una famiglia un poco numerosa debba accendere un mutuo per visitare i luoghi d’arte della città dove stanno trascorrendo le vacanze?
    E poi prendiamo i prezzi dei libri: ho notato che solo alcune case editrici presenti in Fiera applicano uno sconto sul prezzo di copertina, per la maggior parte dei volumi, invece, il prezzo applicato è quello di copertina.
    Non sarebbe un buon incentivo alla lettura, invece, venire incontro ai lettori con uno sconto del 10% ? Ora, io ignoro quanto possa costare affittare un posto in Fiera anche se immagino sia uno sforzo non indifferente, soprattutto per le piccole case editrici. Ma è evidente che se l’economia va al risparmio, la cultura la segue a ruota.
    Rispetto a qualche anno fa i gadget - prendete quei simpatici segnalibro che venivano dati in regalo e che facevano la gioia di chi, come me, ne fa collezione - sono molto diminuiti.
    Forse che la pubblicità non è più l’anima del commercio? O, piuttosto, la cultura, la lettura, poco dovrebbero avere a che fare con il commercio?

     

    Alla fine, ripensando e rileggendo quello che ho scritto, anche gli scorsi anni, mi rendo conto di aver perso di vista il punto cruciale della faccenda, o per lo meno, di avere una visione romantica della faccenda. Si tratta di una “Fiera” – con la F maiuscola, ma è pur sempre una fiera – cioè, come indicato dalla definizione del dizionario, si tratta di un “convegno di venditori e compratori che ha luogo periodicamente in determinati luoghi”.
    E voi da che parte state?!
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     

    vota
    Voto totale #SCORE#
    Voto totale #SCORE#

    Le letture di febbraio 2007

    di urkalg (04/03/2007)

    Libri letti:

    Insospettabile di Tanguy Viel

    Il falco pellegrino di Glenway Wescott

    Segreta Penelope di Alicia Gimenez-Bartlett

    Chi ama torna sempre in dietro di Guillaume Musso

    Il dolce veleno dello scorpione di Bruna Surfistinha

    L'innocenza di Tracy Chevalier

    Febbraio, dunque, è stato un mese proficuo per letture e per incontri.

    Vorrei andare con ordine ma non ci riesco, non mi ricordo. A volte sembra tutto così lontano. Procederò per suggestioni.

    Di Insospettabile ho incontrato l'autore. Si tratta di un giovane francese cui sono legata perché il suo L'assoluta perfezione del crimine è stato il primo libro che Neri Pozza mi ha inviato per una recensione e lui è stato il primo scrittore che ho intervistato via mail per questa casa editrice, diversi anni fa. Per questo ci tenevo a conoscerlo personalmente. Si ricordava di me, mi ha persino detto che sono stata la prima e unica cui ha rilasciato un'intervista di questo genere. Ho affrontato invece con una certa tensione questa intervista, perché la prima a mo' di conferenza stampa, ed io sono stata assalita dal dubbio che le mie domande non fossero all'altezza della situazione. Poi però tutto si è svolto nel migliore dei modi, anche se mi è rimasto un dubbio: Tanguy ha spiegato di essere stato per un lungo periodo a Roma, a Villa Medici, e lo ha detto come se chiunque dovesse sapere di che cosa si tratta. Che sia un luogo per scrittori in crisi? Doveri verificare, ma me ne dimentico sempre. Comunque Insospettabile possiede le caratteristiche tipiche di questo autore: il luogo di mare in cui è ambientato, una storia dai contorni sfumati, che si conclude in modo ambiguo, lasciando al lettore il compito di scegliere fra le varie possibilità. Ci sono due che si spacciano per fratello e sorella, in realtà stanno insieme. Lei si sposa con un uomo piuttosto ricco perché il piano prevede di inscenare un finto rapimento e, una volta intascato il denaro, di fuggire all'amante. Ma come spesso accade, il crimine non paga come dovrebbe e le cose non vanno come devono. Il colpo di scena finale è d'obbligo.

    Il falco pellegrino è un libro piuttosto agile e sottile. Mi sono chiesta come l'autore avrebbe potuto sostenere una scrittura di questo genere, fatta di riflessioni e di particolari, concentrandosi sugli avvenimenti di un unico pomeriggio. Invece ci è riuscito. C'è dunque questa ereditiera americana che ospita nella sua casa di campagna in Francia un amico scrittore, l'alter ego di Wescott, e riceve la visita dei Cullen, una coppia di conoscenti britannici, che grazie a ciò che rimane del patrimonio di famiglia possono ancora trascorrere il tempo girando l'Europa e frequentando gli alberghi più lussuosi. La donna porta al polso un falco pellegrino al quale sembra dedicare tutte le sue attenzioni. A poco a poco, però, i personaggi mostrano la loro vera natura e la visita sfiora i toni della tragedia.

    A volte, chiuso un libro se ne ricorda la trama, altre ci sono frasi che ci colpiscono. Sentite queste, tratte proprio da Il falco pellegrino: La prudenza è la parte migliore del coraggio (mi piace perché mi va a pennello…) e Il carattere femminile ha una quantità di tratti secondari e talenti minori; il logorio della maternità può indebolirli o soffocarli. Se fioriscono tutti è l'anarchia (anch'io credo di essere stata indebolita dalla maternità!).

    Segreta Penelope è invece una bella storie di donne e di amicizia. Di come a volte le interferenze di coloro che consideriamo amici possano essere disastrose. Sara, ad esempio, donna libera da vincoli morali e sociali viene così profondamente condizionata da alcune amiche e dal marito perché si adatti a quella che viene considerata una vita "normale". Giunta però a cinquant'anni, si suicida. Un'anonima amica (ci si accorge sempre solo alla fine che di un personaggio non si conosce il nome, così che non resta che rileggere tutto il libro o chiedere conferma a chi lo ha letto prima di noi!) ripercorre la vita di questa "segreta Penelope" piena di sensi di colpa, così come l'hanno trasformata, attraverso una serie di pensieri d'odio che ha concepito nei confronti di coloro che l'hanno, più o meno inconsapevolmente, spinta a commettere un gesto che, scopriremo, non esprimeva disperazione, né amarezza, ma il desiderio di uscire dalla vita con la dignità di chi ha smesso di desiderare la normalità.

    Chi ama torna sempre in dietro è il classico romanzo cui ci ha abituati Guillaume Musso dove la storia d'amore assume i toni del paranormale. Un affermato chirurgo gravemente malato e pronto ormai a ritirarsi dall'attività che ha svolto con passione per tanti anni, scopre di poter realizzare un ultimo desiderio. Ciò che più vorrebbe, è rivedere una volta sola, in vita, la donna che ha amato in gioventù, scomparsa tragicamente molti anni prima. Con il suo sogno grazie a dei viaggi nel passato, però, si verificano alcuni inconvenienti dovuti alla presenza contemporanea dei due protagonisti, quello anziano e quello giovane, negli anni Settanta e ad una serie di cambiamenti nella vita dell'uno e dell'altro causati dalle interferenze di questi stessi viaggi. Non anticipo come finirà, certo, un'ultima chance non si nega a nessuno…

    Se Il dolce veleno dello scorpione fosse un film, come pare diventerà, potrebbe essere un porno, senza nulla togliere all'intento della protagonista e scrittrice (che ho pure intervistato) che è quello di aiutare le coppie un poco in crisi per mancanza di fantasia o iniziativa in campo sessuale, oltre, naturalmente quello di raccontare la propria esistenza. Due diversi tipi di scrittura si alternano per definire le parti dedicate alla vita in famiglia, responsabile, almeno per certi versi, della decisione che Raquel (questo è il suo vero nome), ha preso di prostituirsi per affrancarsi da una situazione di dipendenza, e le parti dedicate alle esperienze con i clienti. Esperienze di cui, credetemi, non tace nulla.

    Rispetto ad altre letture piuttosto spinte camuffate da romanzo - ammetto di essere un po' prevenuta verso questo genere che mi sembra fine a se stesso - Il dolce veleno dello scorpione pare possedere la sincerità di chi non ha nulla promettere e quindi da mantenere.

    Avevo solo un timore: che il libro potesse capitare fra le mani di mia figlia tredicenne. Questa è stata l'unica volta che non mi è spiaciuto il fatto che lei non ami molto leggere e che manifesti scarso interesse per ciò che leggo e che scrivo io…

    Non saprei dire se ho imparato qualche cosa di nuovo: be', alcune situazioni a tre o a cinque richiedono qualche sforzo immaginativo e, in tutta sincerità, si respira in molte pagine un certo compiacimento nel fare queste cose - e questo potrebbe allarmare un poco - ma alla fine la ragazza, che ora a vent'anni, ha smesso la "professione" e questo credo sia la cosa più importante.

    Una soddisfazione di questi ultimi giorni? Aver potuto leggere in anteprima mondiale l'ultimo libro della Chevalier: L'innocenza, uscito in anteprima mondiale qui in Italia il primo di marzo. Ambientato nella Londra del XIX secolo, ha come protagonista secondario William Blake. Le avventure, al centro della vicenda, invece, sono quelle di alcuni ragazzi che passano dall'età dell'innocenza, appunto, a quella adulta. Ho intervistato l'autrice, ma siccome era proprio il primo di marzo ne parlerò il mese prossimo! Difficile non fare paragoni con il capolavoro della Chevalier, le le, ma è anche antipatico, perciò diciamo di questo romanzo quello che è: l'affascinante affresco di una parte della Londra del 1800, in cui si muove una serie di personaggi ben delineati, che il lettore impara subito ad amare e a seguire con apprensione e con simpatia nel viaggio che li porterà a diventare adulti, accompagnati da un amico d'eccezione quale solo Blake poteva essere.

    vota
    Voto totale #SCORE#
    Voto totale #SCORE#

    Una vita da lettrice - gennaio 07

    di urkalg (31/01/2007)

    L’idea definitiva me l’ha data Nick Hornby con il suo Una vita da lettore che ho recensito per Wuz.

    Ovvero, ero già convinta che potevo scrivere di libri scrivendo, in generale, delle mie  letture e del filo che le lega, curandomi anche del fatto che l’umore, il morale, il clima familiare, le vicende lavorative, lo stato di salute influiscono sul mio rapporto con la carta stampata. Io considero ancora un libro un bene prezioso: credete che non mi sia mai sorto un dubbio, che non mi sia mai sentita in qualche modo portata a parlarne in positivo per il solo fatto di aver ricevuto un libro gratuitamente dalla casa editrice? È vero che, poiché non mi pagano per scrivere, la mia libertà di pensiero è notevolmente facilitata, ma quando ho letto che anche la rivista su cui Hornby ha pubblicato le sue non-recensioni gli aveva imposto di NON STRONCARE, così che gli scrittori avessero la certezza che in quell’angolino di mondo nessuno li avrebbe presi a sberle, mi sono sentita definitivamente dalla parte della ragione.

    Un orientamento, questo, che in tutti questi anni, inconsapevolmente, ho portato avanti ovunque mi veniva dato spazio per le mie recensioni: chi sono io per salire su un pulpito e fare la predica o sputare sentenze? Considero la lettura un’esperienza troppo personale e soggettiva per poter dare giudizi assoluti. Credo che il tempo possa in qualche modo essere giudice del validità di un’opera, anche se a volte non garantisce alcuna forma di giustizia letteraria, perciò lascio fare a lui.

    Leggo, dunque, e cerco di trovare sempre qualche elemento di interesse, convinta che chi legge ciò che ho scritto sappia valutare in autonomia se si tratta di un libro che può adattarsi ai suoi gusti.

    Ma l’idea che mi mancava era quella che lo scrittore inglese ha messo in pratica sulle pagine della rivista Belivier: un articolo a fine mese che raccolga tutte le impressioni sulle sue letture, sui libri scelti e letti in quel periodo.

    Non so se riuscirò a mantenere il tono ironico e leggero di Hornby, ma di certo mi si impone una certa disciplina nell’aggiornare questo Blog, che, diciamocelo, ho un po’ trascurato.

    C’è un motivo se Libri e vita non funziona a dovere e non è perché non ho niente da raccontare.

    Sono convinta - perché l’ho sperimentato fin dall’adolescenza -, che riesco a scrivere qualcosa di interessante solo quando sto veramente male. Una certa sofferenza ispiratrice, dovuta ad una delusione, una perdita, un dilemma esistenziale, mi porterebbe cioè ad elaborare, di getto, pensieri profondi e sentiti. Visto che ora non sto male e non ho niente di particolare da scrivere, penso di ave bisogno di un rinnovamento: una visione più positiva ed ironica della mia vita ed una maggiore metodicità.

     

    Ecco dunque l’elenco dei libri di gennaio (non scriverò di tutti, perché l’ho fatto altrove, ma scriverò solo qualcosa di diverso dalla recensione ufficiale):

     

    Libri letti:

    • Larry McMurtry, L’ultimo spettacolo
    • Larry McMurtry, Hud il selvaggio
    • Gerardo Giordanelli, Le parole e le cose
    • Daniela Salmoiraghi, La punizione
    • Cristina Rubino, La promessa di Matilde
    • Paolo Starni, Instabile Miscellum Genus
    • Patricia Duncker, Sette storie di sesso e morte

     

    Libri di cui troverete notizie in questa sede:

    • Larry McMurtry, L’ultimo spettacolo
    • Patricia Duncker, Sette storie di sesso e morte

     

    Larry McMurtry, qui in Italia, è stato ignorato per anni, almeno fino a quando Seba Pezzani, il traduttore di questo autore, come di altri, tutti molto importanti, non ha insistito perché venisse pubblicato da Mattioli 1885. Come ho già scritto altrove, questo fatto mi ha ricordato molto Pavese, Vittorini e la Pivano, quando c’era tutto un universo americano da scoprire e da far scoprire. Seba Pezzani è un ragazzo in gamba, non devo certo dirglielo io… e McMurtry ha tante buone qualità (dei due romanzi, devo dire di aver preferito L’ultimo spettacolo), non ultima quella di farti davvero entrare nel cuore di una certa America, il Texas, in questo caso, in compagnia di personaggi che, davvero, ti rimangono vicini anche quando hai chiuso il libro. Ma c’è una questione che devo affrontare.

    In questo romanzo vengono descritte, e molto bene, alcune scene di sesso (ragazzi/ragazze, ragazzi/animali, adulti/adolescenti…) che però, a differenza di altri libri, non mi hanno eccitato durante la lettura. Ora, io questo lo considero un pregio, perché significa che l’autore ha saputo mantenere quella giusta distanza che aiuta il lettore a non essere travolto da ciò che legge – dal sesso in questo caso. Ma è poi giusto che uno non venga travolto da quello che legge, o la lettura dev’essere qualcosa che coinvolge completamente il lettore? Riguardo il sesso, io sono sempre stata  piuttosto scettica: è come per i film americani - di qualsiasi genere essi siano - che non sanno rinunciare ad una scena sesso anche – o proprio – nel momento meno indicato. Così, nei libri, trovo che a volte si pensi che una scena un poco spinta sia un valore aggiunto, e per questo irrinunciabile. Come se qualche parte intima femminile e un amplesso travolgente possano venire in aiuto ad una trama sta languendo. In McMurtry non è così: il sesso fa parte dei personaggi, è un aspetto fondamentale della loro età e per questo - nonostante qualche eccesso che però rimane piuttosto divertente -, naturale.

    E a proposito di sesso…

     

    Ho conosciuto Patricia Duncker, almeno virtualmente, l’anno scorso. Avevo apprezzato la possibilità di entrare nei meandri più nascosti di un libro e del suo scrittore, grazie ad un’intervista per Demoni e muse. Mi sono sempre chiesta se le interpretazioni date dai critici – quelli seri - corrispondessero ad intenti precisi dello scrittore, o se piuttosto non fossero frutto di una visione del tutto personali della loro personale lettura e. Ecco, nel caso della Duncker, i riferimenti, i collegamenti, ci sono davvero: me lo ha spiegato lei e la cosa mi rincuora alquanto. Ma il destino di alcuni autori (vedi sopra) è alquanto strano: quello della Duncker le ha fatto pubblicare in Italia i romanzi in un ordine cronologico che è esattamente contrario a quello di uscita in Inghilterra. Fatto sta che, anche se a ritroso, trovate in libreria Sette storie di sesso e morte, un  titolo che non rende giustizia al contenuto del libro. Che siano sette, le storie, è sicuro, ma non tutte sono di sesso e di morte. Anzi, l’ultima, quella che io ho trovato particolarmente spassosa, racconta di un’autrice di teatro che, trasferitasi in Francia durante l’estate per poter scrivere in tutta tranquillità, deve invece fare i conti con i vicini piuttosto turbolenti. E se l’unico modo per ottenere un poco di pace è quella di mettere in piedi, grazie a delle registrazioni televisive, una lite fra amanti, l’espediente si può riutilizzare, almeno fino a quando il presunto colpevole non viene individuato fra gli attori di una pièce che si sta recitando sotto un forte temporale all’aperto… Ho appena ricevuto le risposte alle mie domande per una nuova intervista che ha confermato l’impressione che avevo già avuto: la Duncker sa di quello che scrive i riferimenti ad Ovidio, ad esempio ci sono, anche se il lettore a prima vista può non accorgersene - il che la colloca in una posizione diametralmente opposta alla mia concezione di scrittura come espressione impulsiva di un moto dell’anima.

     

     

    vota
    Voto totale #SCORE#
    Voto totale #SCORE#

    di urkalg (05/11/2006)

    Mi sono innamorata di lei, Professore.

     Lei ormai non esercita più la professione medica, ed io, del resto, non sono sua paziente, perciò non sussiste alcun ostacolo di ordine etico.

    Mi sono innamorata dei suoi modi da gentiluomo inglese, della sua esperienza, della sua professionalità, delle sue doti morali e letterarie, delle storie che sa raccontare e di come le sa raccontare…

    Ripenso continuamente al poco tempo che ho trascorso con lei, e che pure mi è bastato per apprezzarla, al tono della sua voce, alle sue attenzioni per chiunque le abbia rivolto una domanda, una richiesta.

    Se non è innamoramento, questo, che cos’è?!

    Forse, la differenza d’età potrebbe alla lunga impedire che questo innamoramento si trasformi in amore, ma io, nel frattempo, potrei farle da assistente (la Signora Laura non me ne voglia, ma la invidio un po’), potrei accompagnarla, assecondarla…

    Mi dica, Professore, ho qualche speranza?

     

     

     

    vota
    Voto totale #SCORE#
    Voto totale #SCORE#

    Tasse e finestre

    di urkalg (17/10/2006)

    Si fa tanto parlare di tasse, in questo periodo!
    Io sono convinta che il governo debba fare tesoro di ogni suggerimento per semplificarne l'applicazione e il calcolo.
    Ecco dunque il suggerimento che, spero, verrà tenuto in debita considerazione.
    Per amor di verità, l'idea non è mia, anzi, è vecchia di qualche secolo, ma... non si dice spesso che dobbiamo imparare dalla Storia?!
    La Storia mi ha "parlato".
    Lo ha fatto attraverso le parole di una scrittrice scozzese, Margaret Oliphant Wilson, di cui ho appena terminato il racconto "La finestra della biblioteca", una ghost story dove, come anticipa il titolo stesso, si parla non solo di una finestra, ma anche di finestre in genere.
    Finestre il cui uso, ci ricorda uno dei personaggi, in Gran Bretagna, dal 1696 al 1851, furono oggetto di una tassa!
    Riesci a cogliere la semplicità e i risvolti rivoluzionari di questa trovata?
    Ora, basterebbe modificare leggermente la questione e pensare una tassa "sulle finestre" tout court ed ogni problema sarebbe risolto.
    Da sempre, infatti, il ceto medio - pardon -, i ricchi possiedono case più grandi e, normalmente con più finestre, mentre i poveri vivono in case piccole e buie, perciò l'equità della tassa verrebbe completamente salvaguardata (pensa a chi, senza fare nomi, possiede una megavilla in Sardegna, o una dimora pomposamente definita "castello" nei pressi di Bebbio, vicino Reggio Emilia...).


    Se la cosa dovesse sembrare troppo semplicistica per il nostro contesto moderno, si potrebbero prevedere quote da dividere fra proprietario e inquilino, oppure una maggiorazione per i balconi, i terrazzi, gli attici e i superattici, anche a seconda della vista di cui si gode.
    Il tuo balcone dà su un cortile sporco e malsano? Ti facciamo uno sconto!
    La tua veranda all'ultimo piano si affaccia sui tetti del centro di Roma? Ahimè, ti tocca pagare di più.
    Sei un senzatetto? Sei esentato dal pagare le tasse!
    E che dire della lotta all'evasione fiscale? Risolta anche quella!
    Prendiamo i commercianti... Si potrebbero applicare tasse prestabilite alle diverse vetrine ed alla loro superficie: le tre vetrine in centro di un gioielliere sarebbero fonte di maggiori entrate per il fisco, rispetto, ad esempio, alla buia e disordinata vetrina del negozietto di un ciabattino (ne esistono ancora?!) in periferia.
    Le aziende, poi, pagherebbero in base al numero delle finestre dei loro uffici; i costruttori, in base alle finestre previste dai progetti, e così via.
    Una finestra è luce e aria, quindi vita: se nessuno può farne a meno, allora tutti pagheranno le tasse in modo equo e proporzionato.
    Non riesco davvero ad immaginare perché questa tassa sia stata abolita...
    In una nota della curatrice del testo che ho letto, si fa riferimento al fatto che molti bloccavano e oscuravano le loro finestre per renderle inservibili ed evitare, così, di pagare: a chi mai verrebbe mai in mente una cosa del genere?!
    Charles Dickens, a questo proposito, affermò che il "tributo" costituì un enorme ostacolo al diffondersi della lettura fra i ceti meno agiati, ancor più delle altre "taxes on knowledge", relative ai giornali, alla pubblicità e alla carta.
    Ma questo, per noi italiani - popolo dove i lettori sono sempre meno - non costituisce certo un problema...

     

    vota
    Voto totale #SCORE#
    Voto totale #SCORE#

    Cartoline da Mantova

    di urkalg (10/09/2006)

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     Per descrivere quel paradiso del lettore che diventa la città lombarda in occasione del Festivaletteratura, qualche fotografia parla più di mille parole...

     

     

    vota
    Voto totale #SCORE#
    Voto totale #SCORE#

    Domingue_Lidia -

    di urkalg (10/07/2006)

    Dico questa cosa perché sono tranquilla: la salute, pur con qualche alto e basso, c'è.
    I rapporti familiari sono stabili, del lavoro non mi lamento.
    Mentre percorro il paese in bicicletta, posso godere del profumo che i tigli, carichi di infiorescenze, emanano lungo i viali, o di quello che il gelsomino, sul balcone, proprio qui alla mia sinistra, mentre scrivo, mi regala ad ogni refolo di vento. Godo della tranquillità di un pomeriggio silenzioso e soleggiato. Godo di questa vita che a volte fa regali inaspettati.

     

    Circa un mese fa ho intervistato un'autrice americana per il suo romanzo "La grazia dell'aria sottile", Ronlyn Domingue. Il genere cui appartiene questo libro non è facilmente individuabile: si trova forse a metà strada fra la storia d'amore e la ghost story. Qualcuno lo ha definito un "mistery moderno".
    È una lettura che prende e che commuove; che dà interpretazioni senza voler spiegare.
    Un bel romanzo, davvero, di cui ho apprezzato i personaggi, la trama e la struttura, complessa, ma non complicata. Quell'attenzione dell'autrice ai sensi, soprattutto l'olfatto, quel legame fra due persone che a volte sembra esistere solo fra le pagine di un libro o nella sceneggiatura di un film. E che invece, c'è, se crediamo alle parole di Ronlyn che, rispondendo ad una domanda, mi ha detto di aver potuto descrivere una passione così grande grazie al suo rapporto con Tod.

     

    Per me, c'è già tanto su cui riflettere!


    Ma sabato mia sorella mi ha detto, senza nascondere una certa curiosità, che c'era una lettera per me, proveniente dall'America. Precisamente da Baton Rouge, LA.
    Sì, proprio una di quelle vecchie lettere con tanto di francobolli e di indirizzo scritto a mano.  Il nome del mittente, posto come si conviene negli U.S.A. in alto a sinistra e non sul retro della busta come da noi, indicava che a inviarmela era stata proprio lei, Ronlyn Domingue.
    Nell'era degli SMS, delle videochiamate e della posta elettronica, qualcuno, che pure poteva procurarsi il mio indirizzo mail più facilmente di quello di casa, una donna ha preso carta e penna e mi ha scritto.
    Un altro fatto alquanto stupefacente si è dunque andato ad aggiungere ad una serie di lieti eventi: non solo ho letto un bel libro, non solo ho avuto modo di intervistare l'autrice, non solo sono in possesso della mia copia firmata con dedica e della foto con l'autrice, ma ricevo anche una sua lettera!
    Che cosa avrà avuto da dirmi di così tanto importante, ma non così urgente, da decidere di affidare il suo messaggio al vecchio tradizionale servizio postale?

     

    Ecco un'altra di quelle piccole cose che danno sapore alla vita.
    La busta, così come la carta da lettera, è viola. Due francobolli: un uccello dalle piume blu e rosse e una signora, tale Edna Ferber (credo, perché la scritta è un poco cancellata dal timbro) stile anni venti, del tutto in sintonia con il romanzo della Ronlyn. La lettera è stata scritta il 12 giugno, e spedita lo stesso giorno. È breve, una sola facciata, per una scrittura regolare. La lingua è un italiano che qua e là deve essere interpretato, ma che non lascia dubbi sul significato complessivo del contenuto.
    Ronlyn Domingue vuole ringraziarmi.
    Per l'intervista, per l'attenzione che ho dato al suo romanzo. Dice che pochi lettori lo hanno capito come io l'ho capito. Conclude con "Il vostro paese è bello e la gente è gentile. Non posso attendere per rinviare ancora".
    Un'ultima frase tanto affascinante quanto ermetica.

     

    Le risponderò allo stesso modo, con carta, penna, busta e francobollo. Le scriverò in un italiano semplice e comprensibile. Le dirò, anche se già lo sa, che è una persona fortunata ad avere incontrato Tod e che Tod è fortunato ad avere lei. Le scriverò che, se mai dovesse ritornare in Italia, la inviterò ad una presentazione. Che anch'io, nel mio piccolo, sono stata fortunata ad incontrare lei e a leggere il suo libro.
    Attenderò la risposta, se mai arriverà - ma ne sono quasi sicura - come facevo tanti anni fa.


    Certe cose non cambiano mai.

     

    vota
    Voto totale #SCORE#
    Voto totale #SCORE#

    Regalo libri!

    di urkalg (19/06/2006)

    Il perché di questo lungo silenzio è presto detto.

    Potrei cercare come scusanti l’organizzazione di una cena con l’autore, la partecipazione ad una manifestazione per la prima uscita ufficiale dell’Associazione che ho da poco fondato, gli impegni familiari e di fine anno scolastico… ma la realtà è che non sono una blogger.

     

    Immagino, ma credo sia un ricordo rubato a qualcun altro, come sarebbe comodo un aggeggio direttamente collegato al cervello, che trasformi in parola scritta tutti i miei pensieri, perché a volte non c’è tempo di mettersi al computer o alla scrivania con carta e penna. A noi resterebbe solo da rivedere, in tutta tranquillità, il risultato dei nostri effluvi mentali, tenendo il buono ed eliminando il cattivo, ovvero il banale, il ripetitivo, il ridondante.

     

    Ma io non possiedo uno strumento simile e devo accontentarmi dei rari momenti di tranquillità come questo. Una figlia in vacanza in montagna, l’altra all’oratorio a sperimentare corsi di cucina e giochi in compagnia. Un occhio chiuso sulle condizioni di una casa che non ha visto un aspirapolvere in attività da almeno una settimana e l’altro semichiuso ad ignorare il disordine accumulato in una fervente settimana di preparativi – per l’imminenza partenza, per la prima uscita ufficiale e per quella pigra indolenza che prende col finire delle scuole e l’imporsi del bel tempo, quando stare chiusi in casa per le pulizie sembra la decisione più ridicola.

     

    Volevo raccontarvi solo che ieri mi sono trovata a regalare libri.

     

    Li avevo ricevuti in grandi pacchi ben sigillati, o in capienti sacchetti, qualche giorno prima. Sapevo che c’erano perché li avevo lasciati nell’ingresso e li incontravo con lo sguardo ogni volta che passavo di lì, ma ne ignoravo il contenuto.

     

    Erano il risultato di una richiesta che ha ricevuto il favore di tre case editrici interpellate perché mi dessero una mano nella presentazione della mia associazione "equiLIBRI"

     Le cito volentieri per ringraziarle ufficialmente e ringraziare con loro le persone che le rappresentano e che mi hanno sostenuto in questa iniziativa: Marsilio, Neri Pozza e San Paolo (in stretto ordine alfabetico).

     

    Arrivavano questi pacchi, dicevo, che scartavo solo a tarda sera, quando tutto era silenzio e l’aria più fresca. Sul letto, con le gambe incrociate, li scartavo piano piano per non rovinarli, per non rovinarne il contenuto, ma, soprattutto, per rimandare il piacere della scoperta.

     

    E infine eccoli lì, i libri, uno vicino all’altro, dopo averne letto il titolo, l’autore, la trama, in ordine sul letto. Un piccolo tesoro. Confesso che avrei voluto tenerli per me.

     

    Tempo fa, ho coltivato il progetto o, meglio, l’insensata idea di aprire una libreria. Solo ora capisco che avrei sofferto troppo, che è stato meglio così, non averne fatto nulla. Tutti quei libri intorno che se ne sarebbero andati, prima o poi, nelle mani di uno sconosciuto, senza che io avessi avuto l’opportunità di leggerli!

     

    Ma la ragione ha prevalso sul sentimento e le promozioni "un libro gratis ai primi trenta iscritti" e "sostieni l’Associazione con una donazione, riceverai un libro" ha dato buoni frutti.

     

    So che qualcuno ha trovato un libro che credeva ormai introvabile, altri hanno già cominciato a leggere il volume scelto trovandolo di loro gradimento; altri ancora, come in un appuntamento al buio, hanno incontrato un autore sconosciuto ma che valeva la pena di conoscere meglio.

     

    "Promozione della lettura".

    Questo è uno degli obiettivi delle nostre iniziative: voglio pensare che ieri sia stato fatto un significativo passettino in avanti.

    vota
    Voto totale #SCORE#
    Voto totale #SCORE#

    Il peso di Susie Orbach

    di urkalg (30/03/2006)

    Leggo su IO Donna, magazine de Il Corriere della Sera un articolo di Paola Tavella.

    Si parla di Susie Orbach, "storica guru del corpo" che ci spiega come salvarci da un modello schiacciante di magrezza fondato sulla filosofia che chi non mangia è superiore. Autrice di Fat is a feminist issue (ora introvabile, ma pubblicato in Italia nel 1979 da Savelli con il titolo Noi e il nostro grasso). Nel 2002 la signora Orbach ha pubblicato anche On eating, mai tradotto da noi (forse ora qualcuno ci penserà...).
    Io non ho letto questi libri, ma dall'articolo mi sembrano infarciti di ovvie banalità o da banali ovvietà - fate voi.
    Suggerire di "mangiare solo quando si ha davvero fame, riconoscendo che talvolta si fa per inghiottire le emozioni, si servirsi esattamente di  quel che ci piace gustando ogni boccone, e smettere appena di è sazi" sembra non solo, come suggerisce l'autrice dell'articolo "semplicissimo", ma anche un poco scontato.
    Dopo anni di diete siamo arrivate a ricorrere al chirurgo estetico sempre più giovani. Non ci accettiamo e/o non veniamo accettate. Come uscirne? Ferite nell'autostima, nella bellezza e nell'appetito, dobbiamo farla finita con questa agonia, spiega la famosa psicoterapeuta inglese "celebrando la nostra gloriosa varietà. E' giunto il momento di rifiutare le false promesse di magrezza, e la camicia di forza del fascismo estetico, riprendendoci il nostro appetito e cominciare ad accettarci"!
    Basterà un libro, questo libro? Io, lo dico con rammarico, credo di no.

     

    E intanto penso a quella conoscente che ad un appuntamento con un dietologo, tanto importante ed occupato da ricevere le sue pazienti anche a tarda sera, si è sentita dire: "Vediamo l'ultima cicciona della giornata!".


    Che cosa gli avrebbe risposto la Orbach?

    Tag: ,
    vota
    Voto totale #SCORE#
    Voto totale #SCORE#

    Mummie

    di urkalg (22/03/2006)

    Il bello dei libri che raccolgono brevi racconti è che la lettura può essere breve senza che, per questo, qualcosa venga interrotto.
    E il libretto - Le vere signore non viaggiano - di cui ho parlato fino ad ora (spero senza annoiare) riserva sorprese ad ogni pagina.

     

    Frances Trollope, ci racconta, è stata in Austria intorno al 1838 e ricorda, non senza raccapriccio, la visita nella cripta dietro la Cattedrale di Vienna in cui è conservata una moltitudine di cadaveri nudi e insepolti, ma naturalmente non decomposti.

     

    Questa descrizione mi ha ricordato una situazione del tutto analoga che ho vissuto a Palermo.
    Durante un breve viaggio mi è stata suggerita una visita presso le Catacombe dei Cappucini. Qualcuno che, invece, la sconsigliava, perché piuttosto macabra, dava prova indiretta di esserci comunque già stato.

     

    Prendo in prestito, evidenziandole, le parole dell'autrice per descrivere lo spettacolo che ci siamo trovati di fronte, già incredibile di per sé, e così stranamente simile a quello della mia viaggiatrice.

     

    "Per una qualche peculiarità dell'ambiente, probabilmente la singolare e notevole mancanza di umidità, non si era verificata la decomposizione che normalmente segue la morte; invece la pelle si era seccata fino a diventare cuoio spesso, mentre la forma e, in parecchi casi, anche i lineamenti erano rimasti più o meno gli stessi, così da rendere la loro sogghignante somiglianza a noi stessi la più incredibile e spaventosa possibile..."

     

    Delle mummie di Palermo si dice che il metodo comunemente usato dai cappucini era quello dell'essiccamento mediante collocazione in celle ubicate lungo corridoi detti colatoi. L'essiccazione avveniva per le condizioni ambientali. Si sa infatti che il sottosuolo è prevalentemente tufaccio.
    Dopo circa otto mesi di permanenza i cadaveri venivano estratti, lavati con aceto, esposti all'aria libera e quindi rivestiti degli abiti e posti nelle nicchie.
    Centinaia di corpi, divisi in corridoi a seconda del sesso, dell'età e della professione (uomini, donne, bambini, professori, artisti, sacerdoti) fanno bella mostra di sé, alcuni sdraiati, altri in posizione verticale, trattenuti da fili di ferro, conservando una parvenza di quell'espressione che avevano da vivi o, forse, esprimendo l'ultimo doloroso o beffardo addio alla vita.

     

    "La scena più orrenda cui possano assistere occhi umani"?

     

    Forse.
    Le mie due figlie che - madre sciagurata - avevo portato con me, temevano solo che i fili potessero rompersi e che qualche mummia cadesse loro addosso.
    Io, invece, che non temo i cimiteri e che stavo visitando quel luogo il 16 ottobre, proprio il giorno del mio compleanno, ho notato che il primo ad essere sepolto lì è stato Silvestro da Gubbio, il 16 ottobre del 1599.

     

     

    Tag: ,
    vota
    Voto totale #SCORE#
    Voto totale #SCORE#

    Scherzi della memoria

    di urkalg (20/03/2006)

    Ho qui davanti a me il volumetto rosa che desideravo: Le vere signore non viaggiano.
    Ma mi ha stupito verificare quanto si sia fatta poco affidabile la mia memoria visiva: il disegno sulla copertina è sì una donnina dall'abbigliamento fine Ottocento, ma a colori; non ha l'ombrellino parasole, bensì tre bagagli, grosse valige o piccoli bauli, a seconda di come li si guardi.

     

    Ebbene sì, sono stata ancora in quell'hotel e in quella libreia lì vicino. Dovevo intervistare un autore e filosofo francese, Pierre Péju, in Italia per il suo ultimo libro Il sorriso dell'Orco. Ne parlavo ieri con una mia amica: "L'orco è il male?" mi ha detto con un'intuizione che io non avevo avuto.
    Ma di questo parleremo un'altra volta.

     

    Tornando, per concludere, alle mie signore che, in barba al titolo, viaggiano e anche molto lontano, ho trovato subito esilarante il primo dei pezzi raccolti a cura di Renata Discacciati, sui preparativi della partenza.
    Siamo nel '93 (1893) e la nostra protagonista, Mary Kingsley, riceve da un amico il ritaglio di giornale con la recensione ad di un libro con frasi d'uso comune nel Dahomey, in Africa occidentale. La frase d'apertura è "Aiuto sto annegando". Quindi la domanda: "E se quest'uomo fosse un ladro?", e ancora: "La barca si è capovolta" o "Perché quest'uomo non è stato sepolto?".

     

    Questa alquanto scoraggiante serie di frasi d'uso comune mi ha fatto pensare ad una mini guida americana che mio marito aveva ricevuto tempo fa dalla ditta americana per cui lavora in occasione di un viaggio in Italia, nonostante - si presume - noi conoscessimo la lingua.


    Italian at glance, è il titolo.


    Fra le varie sezioni, quella dedicata ai "problemi" riporta frasi come: "Quello è un ladro!", "Mi ha scippato/rubato la borsa/l'auto/il passaporto/la valigia/l'orologio" oppure: "Questo giovanotto mi sta disturbando - Sta continuando a seguirmi - Fermate quel ragazzo" e poi: "Sono innocente", "Voglio un avvocato", "Voglio andare al Consolato Americano/Inglese/Canadese/Australiano".

     

    vota
    Voto totale #SCORE#
    Voto totale #SCORE#

    La seconda volta…

    di urkalg (10/03/2006)


    …non ho avuto più bisogno di nessun aiuto per raggiungere la mia meta - l'hotel - anzi mi sono attardata curiosare fra le vetrine  di una libreria.
    Copertina rosa; la delicata silhouette nera di una signora, gonna lunga e ombrellino da passeggio.
    "Le vere signore non viaggiano".

    Archinto Editore (sul sito non c'è traccia di questo libro…)
    Ho commesso l'errore di non acquistare subito il volumetto dal titolo a dir poco strano: non sono sempre state le "vere" signore a possedere i mezzi e il tempo per compiere viaggi in tutto il mondo?
    A me piace viaggiare: anche se l'idea della partenza mi mette in agitazione, cerco di vincere questo lato del mio carattere e raramente rinuncio alla possibilità di conoscere luoghi nuovi.
    Il dubbio, in attesa di leggere il libro, è che io non sia una "vera signora".
    Ma questo lo sapevo già.

    P.S. In quell'hotel, come in altri, sono andata per intervistare autori e autrici...

    Tag: ,576,
    vota
    Voto totale #SCORE#
    Voto totale #SCORE#

    Metti una mattina, a Milano

    di urkalg (07/03/2006)

    La settimana scorsa mi trovavo a Milano. Dovevo raggiungere, per la seconda volta in due settimane, un hotel della zona Brera.
    Che cosa ci faccia una signora (io) in tarda mattinata, ad un appuntamento in un hotel del centro, non deve esserselo chiesto la gentilissima Signora alla quale, la prima volta, ho chiesto informazioni e che non solo mi ha spiegato la strada, ma si è offerta di accompagnarmi per un tratto.
    Credetemi, non sono cose che capitano tutti i giorni!
    Nel tragitto si è premurata di indicarmi locali con un particolare menù o negozi di abbigliamento dove avrei potuto trovare qualche regalo. Abbiamo chiacchierato cordialmente di figlie e di amiche, di arredo urbano e di viabilità.
    Alla fine ci siamo salutate con una stretta di mano, quasi fossimo amiche di vecchia data: queste righe sono per ringraziarla.



    Insomma, la prima volta il mio carente senso dell'orientamento è stato supplito dalla cortesia della Signora, ma la seconda volta...

    Tag: ,
    vota
    Voto totale #SCORE#
    Voto totale #SCORE#

    Da dove cominciare questo blog?!

    di urkalg (07/03/2006)

    Da dove cominciare questo blog?!

    L'idea della vita come viaggio, non è nuova, naturalmente...
    Ma forse posso rivendicare - in attesa di smentita - quella di poter associare parecchi momenti - se non la maggior parte - della mia esistenza ai libri.
    Come se quei volumi, tanto preziosi per chi ama leggere, possano fare, di volta in volta, da cornice, da contrappunto o, addirittura, da protagonisti di eventi quotidiani, cui spesso non si dà neppure molta importanza.

    E' la convinzione che sia la scrittura a dare loro un senso, che va al di là delle apparenze e della banalità, a convincermi della bontà di ciò che scriverò su queste pagine: ai lettori l'ardua sentenza!

    Tag: ,576,
    vota
    Voto totale #SCORE#
    Voto totale #SCORE#